Cari amici de l’Armonico vogliamo aprire ora una serie di articoli dedicati alle domande che ci sono state poste più frequentemente dalle persone riguardo la musica e lo studio di uno strumento. Alcune sono domande complesse che non possiedono certamente una sola risposta, altre sono domande curiose e divertenti, altre ancora su dubbi e incertezze. Abbiamo cercato di rispondere in modo sincero grazie a tutti i colleghi che collaborano per il progetto con la consapevolezza che non è di sicuro la verità assoluta quella che proponiamo. Ma sicuramente le risposte possono offrire spunti di riflessione, di dibattito, di scambio di esperienze e idee.

Seguiteci quindi in questa serie di puntate dedicate alla botta e risposta sulla Musica!

 

CHE VALORE HA LA MUSICA NELLA TUA VITA?

 

Questa è una domanda strettamente personale che sicuramente prende sfumature diverse a seconda di chi risponde. Sicuramente la musica e fare musica, per chi inizia da piccolissimi, non nasce come idea di lavoro. Un bambino si può innamorare di uno strumento perché magari i genitori lo hanno portato a vedere un saggio di musica del fratellino più grande. O perché ha assistito ad un concerto di una qualche orchestra giovanile dove tantissimi ragazzi giovani e bambini suonano insieme e creano qualcosa di travolgente. Magari un bambino chiede espressamente ai genitori di iniziare a praticare uno strumento perché a scuola, la maestra, ha fatto vedere e ascoltare il suono degli strumenti invitando dei professionisti a tenere una bella lezione concerto. Ci sono bambini che da piccolissimi vogliono iniziare a suonare uno strumento perché hanno i genitori musicisti e per loro diventa quasi naturale seguirne le orme. Ma ci sono anche bambini che non hanno i genitori musicisti ma sentono un’attrazione inspiegabile verso il suono, il ritmo e la musica. All’inizio un bambino prende la musica come un gioco. Appena il bambino avrà tra le mani lo strumento che desiderava, ne sarà rapito e incuriosito, si sentirà orgoglioso, felice e proverà subito a sperimentare. Poi si cresce e per alcuni la musica e lo studio di uno strumento rimangono un qualcosa di fatto in gioventù che li ha arricchiti o annoiati. Per altri invece la musica diventa parte integrante della vita di ogni giorno. Crescendo, la musica perde il valore di gioco e acquista il valore di qualcosa di cui non si può fare a meno. Lo strumento diventa un organo del proprio corpo, un prolungamento della propria anima, un mezzo con il quale esprimere sé stessi. Pulirlo, tenerlo in mano, prendersene cura, fare musica con esso e per mezzo di esso, farsi fotografare orgogliosamente mentre lo si impugna, arrabbiarsi con lui e gioire con lui, amarlo, odiarlo. Lo strumento prende un valore immenso e con esso la musica. Si studia, si spendono anni in sacrifici e pratica quotidiana per fare della musica il proprio lavoro. La musica diventa parte integrante della vita, suonare diventa un’esigenza come allenarsi per un atleta. Non esiste giorno (o forse qualcuno) in cui non si prenda lo strumento tra le mani. A volte ci si sente anche stanchi, fuori forma, con poca voglia ma quando si fa un concerto è sempre qualcosa che riempie il petto e lo spirito di emozioni immense. Quando la musica diventa un lavoro si vive per essa (e non solo perché è un lavoro e ci si guadagna da vivere)  perché ci si sente nati per fare musica, non ci si immagina in nessun altro modo.

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    COSA TI HA FATTO INNAMORARE DEL TUO STRUMENTO MUSICALE?

     

    È una domanda che viene rivolta spesso “perché hai scelto proprio quello strumento?” Le risposte potrebbero essere anche stavolta molte e tutte diverse! Chi sceglie uno strumento piuttosto di un altro potrebbe avere come motivazione il fatto di aver ascoltato un brano che ha fatto breccia nel cuore proprio grazie al timbro dello strumento che lo interpretava. Mi viene da pensare ad alcuni soli bellissimi e famosissimi della musica:

    1. Il solo del corno inglese del secondo movimento della sinfonia del Nuovo Mondo di Dvorak
    2. Il solo della viola in Reverie du soir, terzo movimento della suite Algerienne di Saint-Saens
    3. Il solo del corno nel secondo movimento della quinta sinfonia di Tchaikovsky
    4. Il solo della tromba nella quinta sinfonia di Mahler
    5. Il solo del flauto nella quarta sinfonia di Brahms
    6. L’intenso suono del violoncello nel cigno di Saint-Saens
    7. Lo struggente solo del clarinetto nell’aria E lucevan le stelle della Tosca di Puccini

    E tanti, tantissimi altri che possono aver influito sulla scelta di uno strumento piuttosto di un altro. Certamente un bambino potrebbe essere colpito dalla forma, dal colore o da chi suona un violino e voler perciò imparare a suonarlo. L’energia che scatena una batteria potrebbe invogliare a sceglierla, il desiderio di suonare in un gruppo fa amare il basso o la chitarra, Chopin invoglia a praticare il pianoforte, Bach richiama all’organo. A volte si inizia con uno strumento per poi approfondirne un altro perché lo si sente più adatto, più in sintonia con le proprie corde dell’anima. A volte la scelta e il desiderio di imparare a suonare uno strumento rimangono sogni chiusi in cassetti che non si ha il coraggio di aprire. La cosa certa è che quando trovi lo strumento giusto, quando scegli il tuo strumento, senti che non potresti suonarne nessun altro.

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