Cari amici de l’Armonico vogliamo aprire ora una serie di articoli dedicati alle domande che ci sono state poste più frequentemente dalle persone riguardo la musica e lo studio di uno strumento. Alcune sono domande complesse che non possiedono certamente una sola risposta, altre sono domande curiose e divertenti, altre ancora su dubbi e incertezze. Abbiamo cercato di rispondere in modo sincero grazie a tutti i colleghi che collaborano per il progetto con la consapevolezza che non è di sicuro la verità assoluta quella che proponiamo. Ma sicuramente le risposte possono offrire spunti di riflessione, di dibattito, di scambio di esperienze e idee.

Seguiteci quindi in questa serie di puntate dedicate alla botta e risposta sulla Musica e se vi siete persi i primi articoli li trovate qui e qui

HAI MAI ABBANDONATO LO STUDIO DI UNO STRUMENTO MUSICALE? PERCHE’?

 

Non so se questa risposta possa valere per tutti ma sicuramente vale per un gran numero di amici e colleghi che oggi sono dei bravissimi professionisti. Il momento di crisi arriva prima o poi. Capita, più o meno inaspettatamente, più o meno forte, che ad un certo punto si presenti la crisi. E succede che quello che prima era i tuo strumento, il tuo amico con il quale passavi molte ore ogni giorno e che ti regalava momenti di orgoglio, diventi improvvisamente un macigno difficile da digerire. Dentro succede qualcosa di inaspettato e che quasi sconvolge: improvvisamente lo strumento passa più ore riposto nella sua custodia che appoggiato montato e pronto su un tavolo. Il pianoforte rimane chiuso, l’arpa rimane incappucciata, il clarinetto rimane smontato… Gli esercizi che prima facevano parte della normale rutine diventano pesanti, noiosi e ci si sente quasi disgustati al pensiero di dover mettersi a studiare. Tutto diventa improvvisamente pesante, dentro ci si svuota e non si ha più voglia di continuare. Perché succede? Le risposte potrebbero essere moltissime e tra loro diversissime. Magari si è cominciato a studiare uno strumento in giovanissima età e poi arriva l’adolescenza. E con essa arrivano la voglia di trasgredire, di stare con gli amici, di innamorarsi, di litigare coi genitori, di fare festa e di essere tipi ammirati dal gruppo. Studiare lo strumento potrebbe essere percepito ora come un pesante obbligo da assolvere e di cui non si sente più il bisogno. Quindi potrebbe succedere di abbandonare il percorso musicale. Non sono molto propenso verso i genitori che obbligano, nonostante il figlio abbia perso voglia e interesse, a continuare il percorso di studio della musica e di uno strumento. Se l’aspirazione di un giovane è un’altra e diversa dal fare musica credo sia importante dargli la possibilità di fiorire in un campo che sente appartenergli e appassionarlo davvero. Ovviamente la crisi ha anche un riscontro positivo. Abbandonare per qualche tempo lo strumento e lo studio della musica per intraprendere momentaneamente un altro percorso potrebbe far comprendere meglio se stessi e le proprie attitudini. Succede che dopo il periodo di pausa e crisi si senta forte i desiderio di riprendere. La crisi verso il proprio strumento e la musica si trasforma in un impulso e in una voglia di riprendere e di suonare. Si ha letteralmente voglia di suonare. E con molta probabilità, quando la tempesta sarà passata del tutto, lo strumento e la musica diventeranno parte fondamentale e insostituibile della propria vita. Una crisi potrebbe essere anche scatenata dalla frustrazione della mancanza di risultati. Un musicista deve fare i conti nella vita non solo con le gioie di esibizioni brillanti ma anche con la rabbia e la frustrazione derivanti dai fallimenti, dai no e dalle porte chiuse. Non riuscire a sostenere il pubblico o lo stress di un’esibizione porta allo sconforto perché la paura diventa difficile da controllare e da gestire. Purtroppo anche problemi fisici e di salute possono portare ad abbandonare lo strumento (ma ho visto persone che animate dalla passione e dalla voglia di non farsi fermare dalla loro disabilità hanno imparato a suonare letteralmente con i piedi al posto delle mani -Felix Klieser, il cornista nato senza braccia). Se dovessi parlare della mia esperienza, direi di si. Anche io ho abbandonato per un periodo lo studio dello strumento rientrando in pieno tra chi attraversa la crisi adolescenziale. Ho lasciato il pianoforte chiuso per quasi un anno e ho smesso di seguire le lezioni. Ad un certo punto i miei genitori presero la decisione di far portare via lo strumento in quanto era inutile tenerlo come credenzina per suppellettili. Lo ricordo il giorno in cui la ditta di trasporti del negozio di musica aveva dato appuntamento a casa per venire a ritirare lo strumento inutilizzato. Era il giorno in cui i miei mi chiesero se era la mia intenzione definitiva quella di abbandonare lo studio della musica. Improvvisamente l’idea di vedere un buco vuoto nell’angolo dove stava il pianoforte mi parve bruttissima e triste oltre l’immaginario. Non so cosa mi scattò dentro ma fu una tempesta ancor più forte della crisi. Non potevo più immaginarmi senza musica e senza strumento perché fare musica era quello per cui mi sentivo nato. Piano piano ripresi, non senza difficoltà, ma determinato e convinto che la musica sarebbe diventata lo scopo della mia vita.

 

 

 

COME COMPORTARSI CON IL VICINO CHE SUONA LA CHITARRA?

 

Ritieniti fortunato! Se il vicino usa la chitarra classica, moto probabilmente farai fatica a sentirlo e quindi non comporterà per te un gran disturbo. Se invece il tuo vicino suona la chitarra elettrica con tanto di amplificatore tonante…puoi sempre chiedergli di abbassare il volume. Esiste ben di “peggio” di una chitarra! Immagina per un attimo di abitare in un piccolo condominio di appena otto o dieci famiglie. Tra di loro, in un minuscolo appartamento all’ultimo piano, abitano una coppia di musicisti. Ovviamente, come capita per gli sportivi professionisti che si allenano duramente ogni giorno, anche la coppia di musicisti dell’ultimo piano si esercita con il proprio strumento ogni giorno per ore ed ore. Immagina che per loro non esistano sabati o domeniche e che se devono, per tua sfortuna, preparare concerti, audizioni, concorsi, le ore di studio aumentino. Ora pensa anche che studiare un brano significa, molto spesso, dover passare ore e giorni sugli stessi passaggi difficili. Sentirai riecheggiare quei passaggi difficili in loop per tutto il giorno (ovviamente sempre per ore ed ore). Dimenticavo: i vicini non suonano la delicata chitarra o la celestiale arpa bensì un irritante flauto/ottavino oppure un oboe, un violino, una tromba, un corno oppure un violoncello o il pianoforte (o magari uno dei due è percussionista…), un trombone o una fisarmonica. Non puoi certo chiedere ai tuoi vicini musicisti di non esercitarsi dato che fare musica è il loro lavoro e il loro lavoro prevede ore di studio ed esercizio per mantenere alte le prestazioni. Ovviamente non dimentico di chiarire il fatto che i tuoi vicini musicisti non passeranno le ore interpretando una specie di juke box e allietandoti con tanti brani belli e piacevoli da ascoltare. Sarai catapultato in straordinari esercizi sulle scale, sugli arpeggi, sui salti, sulle dinamiche, sul suono, sull’intonazione, sulla tecnica, sull’articolazione…e di sicuro gli strumenti che ti ho elencato sopra non possono abbassare il volume! L’unico suggerimento che posso dare è quello di avere rispetto. Perché chi spende la propria vita per studiare musica e uno strumento sta facendo un vero e proprio lavoro che non ha mai fine e che ha previsto e prevede fatica e sacrificio. Fare musica è quel lavoro che poi permette a tutti di lasciarsi allietare da quest’arte mentre si pratica sport, si guida in auto, si cerca un momento per rilassarsi o per ballare e scatenarsi. Ricorda che la musica è l’anima di un film (senza la quale le scene risulterebbero prive di emozioni e quasi ridicole) e che la musica fa parte della vita di ognuno di noi in qualsiasi momento. Ma per regalare momenti musicali piacevoli sono necessari, da parte dei professionisti del mestiere, costante impegno, dedizione, pratica, disciplina. Quindi, ancora una volta, rispetta il loro lavoro (e abbi pazienza che magari ti regaleranno un biglietto in prima fila per ringraziarti!)