Cari amici de l’Armonico benvenuti nella terza puntata dedicata al flauto. Nel primo capitolo abbiamo trattato i flauti da studio che secondo noi sono tra i migliori per chi vuole iniziare a studiare questo strumento. Nel secondo articolo abbiamo parlato di come si affronta lo studio del flauto e qual è il primo approccio allo strumento. In questa terza parte dedicata al flauto traverso passiamo a parlare delle difficoltà e dei problemi tecnici che si possono incontrare durante lo studio dello strumento. Come sempre, noi de l’Armonico, vi raccomandiamo di non affidarvi solamente alle nostre linee guida ma di affiancare la consapevolezza ad un insegnante bravo. E ad un vostro studio quotidiano!

Se osserviamo il flauto, esso non è altro che un lungo tubo di metallo fornito di uno spigolo sul quale si infrange l’aria che soffiamo e tanti fori coperti dalle chiavi. Esiste una famosa battuta che recita “se mentre sei in auto abbassi il finestrino e metti fuori il flauto, suonerà!”. Cosa significa? Molti potrebbero pensare che per far magicamente apparire un meraviglioso suono attraverso questo tubo basti semplicemente soffiare. Nulla di più lontano dalla realtà! Tutti i flautisti professionisti sanno quanto sia difficile e lungo il lavoro sul suono.

 

TROVA LA TUA VOCE

Nel capitolo precedente dedicato al flauto abbiamo parlato di come sia importante ottenere ed imparare da subito una corretta imboccatura. Questo perché la posizione delle labbra nell’imboccatura (embouchure) determina non solo la qualità del suono ma anche la flessibilità (la capacità di fare micromovimenti per passare da un registro all’altro), la morbidezza dell’attacco del suono e molto altro. Essendo il flauto costituito da nient’altro che un foro (imboccatura libera) tutta la capacità di ottenere un suono bello sta nel totale controllo del flautista. Attraverso il controllo della tecnica del suono il flautista può eseguire tutte le nuances richieste con naturalezza e facilità quasi il suono derivasse da dentro la persona stessa. Ed in effetti il suono del flauto si genera direttamente nella bocca del flautista. Non è una novità che spesso i flautisti vengano comparati ai cantanti in quanto la tecnica di generazione del bel suono e del bel canto è molto simile. Il bel suono per un flautista è TUTTO! Non finiremo mai di dire quanto sia di fondamentale importanza, soprattutto all’inizio, avere un insegnante bravo. Questo perché i mezzi che agiscono a determinare un bel suono nel flauto non sono visibili. L’aria che viene indirizzata verso il foro e le posizioni che assumono le labbra, la lingua, i denti all’interno della bocca hanno bisogno di una diagnosi dei problemi da parte del maestro. Non meno importante e fondamentale è imparare ad educare l’orecchio al suono che si vuole ottenere. Ascoltare molti flautisti bravi e imparare ad ascoltarsi è una condizione necessaria per poter sviluppare un orecchio critico e imparare a diventare piano piano i maestri di noi stessi.

 

IL GRANDE PROBLEMA DELL’INTONAZIONE

“Il grande direttore d’orchestra Arturo Toscanini un giorno disse a un conoscente: ‘Ho diretto numerosissime orchestre nel corso della mia carriera; eppure, anche nelle migliori, ci sono sempre due strumenti che sono invariabilmente stonati: uno è il flauto…’ – ‘E l’altro qual è, maestro?’ – ‘Il secondo flauto, naturalmente!’.”

Abbiamo voluto aprire con questa affermazione di Toscanini un altro dei grandi problemi che un flautista incontra nella propria vita: l’intonazione! Quante volte, volgendo sconsolati lo sguardo verso il pianista che suona con noi, abbiamo sospirato invidiandone il fatto che non dovesse fare i conti con questo terribile mostro chiamato intonazione! Durante lo studio trovare una corretta imboccatura è fondamentale anche ai fini di ottenere un’intonazione stabile. A tal proposito si trovano moltissimi libri che portano esercizi sul suono e questi sono un’ottima palestra anche per lo studio dell’intonazione. Armatevi di un metronomo che abbia anche l’intonatore. Questo vi aiuterà a mantenere intonate le note e ad educare l’orecchio. Ricordiamo che l’INTONAZIONE DEVE ESSERE STABILE IN TUTTI E TRE I REGISTRI DEL FLAUTO! Requisiti fondamentali per un flautista sono:

  • Bel suono
  • Dinamica
  • Intonazione

Ecco una breve carrellata di qualche buon accordatore:

 

FORTE, FORTISSIMO, PIANO, PIANISSIMO

Suonare piano nel registro grave? Nulla di più facile! E suonare fortissimo in quello acuto? Un gioco da ragazzi! Ebbene il nostro studio dovrà essere costruito anche sul pilastro che suonare forte nel registro grave è necessario così come saper suonare pianissimo nel registro acuto. Le dinamiche richiedono uno studio mirato e paziente nonché quotidiano. L’ottima riuscita delle nuances è direttamente dipendente dalla nostra imboccatura! Ancora una volta, quindi, ricordiamo e sottolineiamo quanto avere fin da subito una corretta posizione delle labbra sia fondamentale. Ricordate l’idea di creare un sorriso triste dove il labbro inferiore si spalma letteralmente sulla boccoletta! Potremmo addentrarci a fondo nel mondo dell’imboccatura ma per ora sappiate la l’interno della vostra bocca dovrà ricordare una O. Questo significa che i denti (arcata superiore e arcata inferiore) dovranno essere distanziati e la lingua non dovrà appoggiarsi da nessuna parte. L’idea è quella di avere la lingua che “fluttua” in bocca senza appoggiarsi né al palato né ai denti. In passato molti flautisti hanno scritto trattati pratici e teorici per quanto riguarda la giusta tecnica per suonare il flauto distinguendo tra:

  • velocità dell’aria e quantità d’aria
  • suono chiaro e suono scuro
  • suono timbrato
  • dinamiche
  • articolazione
  • colonna d’aria

Se volete approfondire questo argomento vi lasciamo qualche spunto interessante da leggere.

 

MA DOVE DEVO SOFFIARE?

Ottenere un suono puro e timbrato nel flauto dipende anche da quanto il flusso d’aria è indirizzato al di sotto o al di sopra di una linea orizzontale immaginaria (attenti! Gli spostamenti provocano problemi di intonazione! Quindi…ricordatevi di non trascurare questo aspetto!). La colonna d’aria racchiusa nel tubo del flauto viene messa in vibrazione soffiando, esattamente come una corda di violino vibra quando viene sfregata dall’arco. Ogni ottava del flauto richiede una diversa direzione del flusso d’aria. Immaginate un violinista che suona e voi rimanete incantati dal fatto che non riuscite a percepire il cambio d’arco durante la sua esecuzione. Ecco! I cambi di registro nel flauto devono venir fatti allo stesso modo in cui il violinista non fa percepire il cambio di arcata. Anche per i cantanti i cambi di registro sono difficili e incontrano le nostre stesse difficoltà. Lo studio lento e mirato delle note lunghe in tutti i registri dello strumento può aiutarvi ad ottenere un suono bello, timbrato, intonato, ricco di nuances ed elegante!

 

 

Per concludere ma senza concludere

Ma i problemi non finiscono qui! Nel prossimo articolo affronteremo l’articolazione, la tecnica giornaliera e come rendere piacevole lo studio delle scale! Se volete che venga affrontato un argomento particolare nello studio del flauto o avete qualche domanda o semplicemente curiosità, volete parlare della vostra esperienza o delle vostre difficoltà, SCRIVETECI NEI COMMENTI!

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