Amici de L’armonico si dice sempre che la musica fa bene all’anima, che aiuta le relazioni sociali, che lo studio di questa arte meravigliosa favorisce le connessioni sinaptiche e molte altre cose…ma cosa ne pensa la medicina ufficiale? Che relazione intercorre tra il cervello e la musica? Lo abbiamo chiesto al noto neurochirurgo Dott.Antonio Montinaro che ha recentemente finito di scrivere il suo lavoro proprio sul rapporto tra musica e cervello. A proposito di medicina, voi come vi preparate prima di una performanceMettetevi comodi, oggi parleremo di neuroscienza con l’aggiunta di una lista d’ascolto!

 

Dunque iniziamo: avete visto il video di Bobby McFerrin al World Science Festival e non vedete l’ora di saperne di più sull’argomento musica e cervello; allora lasciamo la parola al Dott. Antonio Montinaro! 

A che punto siamo?

Dottore a che punto siamo? “Negli ultimi anni le Neuroscienze si stanno dedicando con passione, grazie alle nuove straordinarie possibilità diagnostiche (la Risonanza Magnetica Funzionale e PET in primis), allo studio del complesso rapporto musica-cervello nel tentativo di decifrarne i connotati anatomici e funzionali, e al contempo di esplorare le possibilità terapeutiche della musica.

La musica riveste da sempre un ruolo fondamentale nella vita degli esseri umani. In ogni individuo, già dalla prima infanzia, vi è una grande disponibilità verso il suono. La musica e i suoni accarezzano la persona umana già nell’ambiente intrauterino. Siamo di fatto: “creature musicali” (Sacks, 2012).

La musica, guidandoci verso la riconciliazione con i nostri ritmi vitali smarriti, può favorire una rinascita, una metamorfosi nel modo di rapportarsi agli altri e alla vita.

Il sistema nervoso è paragonabile ad una grande orchestra sinfonica con diversi ritmi, melodie e strumentazioni. Quando una parte del cervello viene danneggiata, i naturali ritmi cerebrali e del corpo ne sono disturbati e i neuroni possono attivarsi al momento sbagliato o non attivarsi affatto. La musica esterna può contribuire a rimettere in tono la musica neurologica.

La funzione terapeutica della musica risiede nel suo potere comunicativo, nella sua capacità di aprire canali di comunicazione non verbali.

Il campo di applicazione della musicoterapia è vastissimo: dai disturbi autistici a quelli del comportamento, come coadiuvante nella terapia del dolore o nella riabilitazione dei malati di Alzheimer, fino all’utilizzo per le persone in coma. Ritengo che i risultati migliori si siano ottenuti nell’Alzheimer e nel morbo di Parkinson. L’esperienza straordinaria di Silvia Ragni a Roma con i pazienti affetti da Alzheimer, che cito nel mio lavoro, va considerata un modello da riprodurre.

La Musica dunque può curare

Pure, ancora oggi la musicoterapia stenta ad affermarsi come valida terapia di supporto, mentre già Novalis asseriva: “Ogni malattia ha una soluzione musicale. Maggiore è il talento musicale del medico, tanto più breve e completa è la soluzione”.

Ciò dipende probabilmente dalle scarse conoscenze e da una certa pigrizia verso nuove possibilità terapeutiche non farmacologiche. E pensare che Pietro Lichtenthal nel suo Trattato dell’influenza della musica sul corpo umano” del 1811 affermava:

Degno d’esperimento d’un medico è, a parer mio, il ricercare quanta sia la forza dell’arte musicale sull’uomo, e, condotto da ragionamento filosofico, trarne uso talora nella cura delle malattie. Questa idea non fu onorata finora secondo la sua eccellenza“.

 

Solo da una relazione empatica fra medico e paziente può scaturire il corretto percorso terapeutico che col supporto musicale potrà indurre un reale miglioramento nelle performances dell’ammalato neurologico.

 

Cosa succede precisamente quando ascoltiamo  Musica?

La ricerca ha attualmente identificato 6 gruppi di neuroni che si attivano in modo selettivo. Uno di questi lo fa per la musica. Resta da chiarire se le persone nascono con neuroni musicali o se le cellule nervose acquisiscono una specializzazione per la musica durante lo sviluppo infantile. E’ possibile infatti che questi neuroni emergano nel corso dello sviluppo, in risposta alla massiccia esposizione alla musica che la maggior parte di noi ha durante la vita. La musica, com’è noto, può suscitare una vasta gamma di emozioni: dalla gioia per una Tarantella napoletana alle lacrime per un dramma pucciniano, all’angoscia per una Sinfonia di Mahler. L’emozione è più intensa durante l’ascolto di composizioni già note, che risvegliano ricordi sopiti. Il rapporto tra musica ed emozione è stato trattato in passato soprattutto in ambito filosofico, com’è testimoniato dal gran numero di scritti sull’argomento. Ma negli ultimi 15 anni la capacità della musica di modificare gli stati d’animo e di suscitare emozioni è stata studiata anche in ambito scientifico. Qui però il discorso si allarga: vale la pena di leggere quanto è ampiamente documentato nel saggio pubblicato.

Quali sono gli autori più consigliati? 

La musica di Mozart è stata finora quella maggiormente utilizzata sia nelle sperimentazioni sui rapporti musica-cervello sia nella musicoterapia e si sostiene che con essa si ottengano i migliori e più costanti risultati in genere e nello sviluppo delle capacità cognitive in particolare (il così detto effetto Mozart, termine coniato nel 1991 da Alfred Tomatis).

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E’ innegabile che la musica di Mozart possegga caratteristiche peculiari, che fanno di essa un universale luogo ideale di ritorno. Mozart stesso d’altronde ci aiuta a capire perché quando scrive in una lettera del 16 dicembre 1780: “..nella mia opera la musica è per ogni genere di ascoltatori, tranne che per quelli con le orecchie lungheI miei preferiti? Bach, Mozart, Schubert e Vivaldi. Per alleviare lo stress ai non esperti consiglierei soprattutto l’ascolto di Mozart e Vivaldi

 

E per saperne di più?

(NdR) Molti di voi ci hanno scritto dicendoci che hanno trovato il libro del dott. Montinaro molto interessante e, per chi fosse interessato ad approfondire questa correlazione tra cervello e Musica, mettiamo in descrizione il link in cui troverete davvero molti spunti che trattano l’argomento da diversi punti di vista. Una lettura molto piacevole! 

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    Noi de L’armonico cerchiamo di riunire tutti i musicisti d’Italia, offrendo a tutti materiale di qualità, se qualche volta  avrete i nervi a fior di pelle, abbiamo qualche trucco anche per questo

    Ma lo sapete che il flauto traverso è anche uno degli strumenti che fanno parte dell’organico di un’orchestra? E sapete che un’orchestra ha bisogno di un direttore.

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